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“Il valzer sull’orlo del pozzo”, un romanzo alla ricerca del proprio posto nel mondo

"Il valzer sull'orlo del pozzo", un romanzo alla ricerca del proprio posto nel mondo

Sono spesso un po’ titubante su coloro che scrivono su di un blog e poi si ritrovano a pubblicare un romanzo, in un paese in cui si legge poco e si scrive tanto, e tra l’altro la cosa che mi ha divertito di lui è che neanche voleva pubblicarlo il suo libro. Un giorno sono “inciampata” per caso sul blog di Rosario de Meo , dove ha la caratteristica di scrivere ogni lunedì, parlando di sé, ma allo stesso tempo parlando di tanti, con una scrittura che ha la forza di un pugno, ma la delicatezza di una carezza.

Quando poi ho letto che pubblicava il suo primo romanzo “Il valzer sull’orlo del pozzo” edito dalla GAEditori, piccola casa editrice indipendente siciliana, ho dato fiducia alle sue capacità e ho deciso di acquistarlo. E non mi sono pentita. È un libro potente, che vorresti non finisse mai. È un romanzo di formazione, un viaggio onirico narrato tra il 1971 e il 1995, alla ricerca del proprio posto nel mondo. In questo viaggio s‘incontrano personaggi bizzarri, ma a tratti così reali, dove non puoi fare a meno di affezionarti. Tra i personaggi che influenzeranno, e che ho amato alla follia, la vita del protagonista, ci sono la nonna Ada, un personaggio fuori dagli schemi, da alcuni considerata matta, eccentrica e definita dal protagonista: uno sgorbio incompreso di Matisse; e il nonno, anche lui stravagante personaggio, sia pur presente per breve tempo nella vita di Cesare, ma che darà al nipote l’idea di compiere il suo folle e incompreso gesto.

La generazione di Cesare, la voce narrante del romanzo, è quella nata negli anni ’70 e cresciuta negli ’80, diversa dalle generazioni più giovani, figli dei selfie, dei cellulari all’avanguardia o dalle frasi ad effetto su Facebook o Twitter. Il protagonista raccontando la sua vita, sfiora, sia pure trasversalmente, i cambiamenti non solo personali, ma anche quelli sociali, culturali e politici. E l’unico punto in comune tra la sua generazione e quelle attuali sembra essere l’incertezza verso il futuro. Per certi aspetti il protagonista, con la sua innocenza, con la sua “cecità” ha vissuto in un limbo, in una realtà virtuale, chiuso metaforicamente in un pozzo (una sorta di suo alter ego). Questo suo non voler sbocciare, crescere, gli farà compiere un gesto assurdo che lo porterà a essere ricoverato in un ospedale, nel reparto di psichiatria.

In questa struttura incontrerà nuovi personaggi, altrettanto strambi come quelli conosciuti nel suo paese. E in questo luogo comincerà il suo viaggio, tra passato e presente, e scoprirà in fondo che la vita non è altro che un gioco a scacchi, dove non ci sono regole e strategie, ma dove il movimento delle pedine, avviene apparentemente senza nessuna logica e che per quanto a volte, la vita stessa ha il sapore di un caffè bruciato, vale sempre la pena provare a fare un’altra caffettiera. “Il valzer sull’orlo del pozzo” di Rosario de Meo è un libro consigliato.

Susanna Mazza

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