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La bellezza salverà il mondo? Il mondo salverà la bellezza? Due libri interessanti per l’estate

La bellezza salverà il mondo? Il mondo salverà la bellezza? Due libri interessanti per l’estate

Propongo due piccoli saggi per l’estate, non recentissimi, ma che sporgono sul nostro tempo per la contemporaneità dei temi trattati.

La bellezza salverà il mondo?

Se il filosofo I. Kant vivesse nei nostri giorni riconoscerebbe nei vigili americani che si sono gettati nelle fiamme delle Torri Gemelle, quel profondo germe di bene che attesta nell’uomo una dimensione divina. Essi, infatti, hanno sacrificato la propria vita per salvare quella degli altri.
Ẻ proprio nell’esperienza del Bello che viviamo l’esperienza della trascendenza che siamo coinvolti dalla dimensione divina, quella dimensione che esiste al di là dell’egoismo e della legge del più forte.
Un bel soggetto di un quadro è rivoluzionario perché dice che il bene, la bellezza possono concretarsi, ci ricorda che una comunità felice è possibile.
Tuttavia, per quanto concerne la bellezza creata dall’uomo, bisogna tenere presente, come sottolinea Adorno, che spesso la “cattiva realtà” si mostra nella parvenza del bello convenzionale e pacificato e allora il Brutto nell’Arte appare superiore al Bello ufficialmente riconosciuto in quanto porta alla luce verità sepolte smascherando le rappresentazioni della “cattiva realtà”.
Pensiamo a Guernica di Picasso che si oppone ad un’arte apologetica dell’ideologia dominante, superficiale, consolatoria, celebrativa.
Ecco allora anche l’utilità delle Distopie in Letteratura. In esse infatti si descrive una società altamente indesiderabile o spaventosa nella quale alcune tendenze sociali, economiche politiche e tecnologiche del presente vengono portate alle estreme conseguenze.
Le Distopie hanno il coraggio di trasgredire il consenso e la fede nell’ordine egemoniaco costituito, in quello delle cose che non si basano sulla riflessione, hanno il coraggio di strappare, come direbbe Kundera, il velo della presunta armonia e suscitare un sentimento di disgusto o di rabbia verso la bruttezza della crudeltà latente celata dietro tale velo.
Su argomenti come questi riflette il libro La bellezza (non) ci salverà, Heller, Bauman, Il Margine edizioni, pag. 61.

Il mondo salverà la bellezza?

Oggi non basta più amare il prossimo, per costruire il futuro il nostro comandamento deve diventare: Amerai la Terra come te stesso.
Nietzsche in “Così parlò Zaratustra” consigliò l’amore per i più lontani, per le generazioni future.
Il precetto evangelico è amplificato in questa pagina di filosofia in nome della necessità di progettare il presente in vista di un futuro migliore. L’attenzione è posta sulla necessità di orientare le nostre azioni di oggi in base a quello che desideriamo per il futuro, per i nostri figli e per i figli dei nostri figli, ecco allora anche la necessità di introdurre un nuovo soggetto di diritto: le generazioni future (di cui ancora è monco il Diritto contemporaneo) e muoversi per la tutela del clima, dell’ambiente, della biodiversità, il controllo delle biotecnologie.
Salvatore Settis vuole legare il concetto di salute e quello di bellezza perché ritiene che il richiamo alla sola bellezza non basti: quello che per te è bello potrebbe non esserlo per me. Il legame con la salute rende invece più chiaro a tutti cosa voglia dire curare l’ambiente e il paesaggio che ci circonda.
Già Ippocrate nel V sec. a.C. aveva perfettamente chiaro il nesso inevitabile fra malattia e ambiente, molte patologie sono infatti legate a infelici condizioni ambientali.
Di questo e di temi vicini si parla in Il mondo salverà la bellezza? Salvatore Settis, Ponte alle Grazie editore, pag. 55.

 

Alessandra Giusti

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