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“Tutto tranne il cane” di Donato Ruggiero, un romanzo capace di segnarti

"Tutto tranne il cane" di Donato Ruggiero, un romanzo capace di segnarti

Un altro esordiente. Strano averlo scoperto solo alla fine. Più dello stupore è la costatazione di esser stato contraddetto proprio quando la solidità e l’intreccio della trama si erano cristallizzati nella memoria alla ricerca di qualcosa di già letto o sentito. Tutto nuovo o meglio ‘Tutto tranne il cane‘. Ed è proprio dal titolo che vorrei iniziare.

Un biglietto da visita dal sapore insiemisticamente preciso in cui spicca la preposizione ‘tranne’, sì ad escludere dal gruppo un elemento imprescindibile per le sorti del romanzo, ma soprattutto, come grammaticamente indica questa parte invariabile del discorso, a creare un legame tra la catena di eventi che colpiranno i protagonisti e ogni lettore mai sazio di attori letterari in grado di installarsi nel cuore prima che nella mente. La prassi vorrebbe un sunto, un’esposizione abbreviata, un assaggio di quello che dovrebbe aiutare ogni possibile acquirente a girare un trailer senza leggerlo: un pregiudizio.

Servirebbe? Non credo quando si approccia ad un genere come il noir in cui la vita degli uomini è circondata da un grande fiume in piena che scorre violento, privo di salvagente o appigli utili a salvarli. Il Filantropo dal difetto fisico all’anulare destro, Simona e Simone il Dachshund, il sindaco, l’architetto Gatti, il quartiere periferico Palaschi, Colosso e le ‘braccia’ – che tanto rimandano ai bravi di manzoniana memoria -, gli oggetti: il Piffero del Baccanaro e le Turcas… Vita e morte così reali da non aver bisogno, come nel quotidiano, di una spiegazione. Affetto, indignazione, amore e odio, speranze e delusioni.

Come potrei guidarvi in questo labirinto dell’anima se non attraverso il mio filo di Arianna? Già, il mio. Ci troviamo lontani da un universo bidimensionale tipo Flatlandia; qui le persone escono dalla pagina per accompagnarci sulle stesse strade che calpestiamo. A proposito di dimensioni, non bisogna sottovalutare la quarta: il tempo. Nel libro è espresso dalla musica, altro ideale filo rosso che sulle note del Banco, degli Area, Yes, Battiato e altri indispensabili pezzi di matrice progressive rock, impreziosiscono e danno consistenza al mood generale ovvero lo spirito del tempo. I nostri. Ve lo consiglio anche, e non solo, per un valido motivo: come ogni buon romanzo capace di segnarti, vorrei che qualcuno lo consigliasse a me.

 

Alex Ruggi

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