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“Parlarne tra amici” di Sally Rooney, un gran trambusto di sentimenti

“Parlarne tra amici” di Sally Rooney, un gran trambusto di sentimenti

“Mi è piaciuto”, mi sono detta appena ho finito il libro. “Si si, mi è piaciuto, non capisco perché la Roby non ne sia entusiasta. Ora metto giù una bella recensione chiara, lineare e le faccio cambiare idea”. Prendo i micro appunti scritti nel microquadernodalettura, apro il notepad sul notebook e comincio a trascriverli. E cancello. Scrivo e cancello. Si contraddicono. Continuamente.
“Questo libro è un gran caos”, penso.

E in effetti, Parlarne tra amici, di Sally Rooney, è un gran trambusto. Di emozioni, di sentimenti contrastanti e contraddetti, di orientamenti sessuali dai contorni sfumati, scoperti, taciuti e poi rivalsi, di scelte non fatte oppure fatte ad minchiam (si può dire regia?). Un caos che rispecchia quello interiore tipico dell’età delle due protagoniste, Frances e Bobbi, universitarie poco più che ventenni molto alle prese con le prime storie importanti della loro vita e troppo poco alle prese con le decisioni necessarie a salvaguardarle. Cosa che io a quell’età invece ho fatto benissimo…

Ma veniamo a loro due dunque, alle protagoniste: Frances pare sia bisessuale e comunista anche se vuole in regalo un cappotto da oltre trecento dollari, inizia a leggere la Bibbia ma non tutta e studia all’Università ma non sa assolutamente cosa farà da grande né tantomeno ha intenzione di fare qualcosa. È convinta di essere intelligentissima. I soldi per mantenere gli studi glieli da il padre alcolizzato a cui deve volere bene, dice sua mamma, che però nel frattempo si è separata. Fa spokenword ma è priva sia di volontà comunicativa che di parole giuste al momento giusto. Vai a capire te.
Bobbi, sua ex ragazza e attuale amica, lesbica, è una femminista sfegatata molto bella che oltre al piercing al naso ha due genitori inesistenti. Anche lei. Questi due esempi di fanciulle modello incontrano una coppia etero, sposata, che però non è poi tanto etero e di cui l’unica cosa certa è che marito e moglie sono decisamente più vecchi di loro. Ma sono bellissimi, da copertina patinata e da pellicola, proprio. E grazie a questa coppia assolutamente comune della porta accanto si scatena un mastodontico vortice di cataclismi attorno al quale ruota tutto l’umore di Frances e il piercing di Bobbi che in confronto le lame rotanti di Goldrake sono semplici minipimer.

Detta la trama, veniamo allo stile: Parlarne tra amici è un libro che si legge velocemente, scritto in un modo moderno (del resto l’autrice ha circa la stessa età delle protagoniste, beata lei) e privo di pizzi e merletti, gli stessi che Nick, l’uomo della coppia circa etero, avrebbe mal volentieri indossato se qualcuna delle sue donne glielo avesse chiesto, talmente elevata è la sua autostima.
È un romanzo praticamente privo di descrizioni circa luoghi e paesaggi perché, dice Frances “ai campi preferisco le case, sono più poetiche, perché dentro ci sono le persone”. Rilke spostati.

Il risultato di questo “caso letterario” che ha vinto lo scorso anno lo Young Writer Award è piu che piacevole. Si, mi è piaciuto, adesso sono seria. Nell’essere cosi caoticamente ricco di cambi di direzione incastonati a temi attuali restituisce appieno quel senso di machecacchiostofacendoperòlofacciolostesso tipico dei venti anni, quello che quando ne hai quaranta – aehm – sei ancora li che ti dici “no, ma che, davero l’ho fatto?”

È una storia moderna narrata con la freschezza di quel meraviglioso periodo in cui vorresti dire tutto ma non dici niente, che tanto lo dici male. Quello in cui vorresti ribellarti, gridare, ma a volte è più semplice fare la vittima, che costa meno fatica. È l’età in cui vuoi spaccare il mondo ma non sai come, anche perché succede che a volte, di riferimenti tu non ne abbia. E allora provi un po’ di tutto sino a che passa, sino a che ti va bene, sino a che l’oceano dentro si calma e quello fuori ti porta lontano, verso la vita che finalmente avrai la consapevolezza di voler vivere e verso gli errori che custodirai con amore.

Un piccolo inchino per il riferimento in chiusura alla poesia “L’isola del Lago di Innisfree” di Yeats, la stessa poesia citata all’inizio del poco edito “The inverted forest” di J. D. Salinger. Ok, questo appunto non c’entra quasi nulla con la recensione ma dovevo vendicare Rilke menzionando quantomeno un suo contemporaneo. Baci baci.

Katya Vettorello

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